NEW DEAL 4 EUROPE – PER UN PIANO EUROPEO STRAORDINARIO PER LO SVILUPPO SOSTENIBILE E L’OCCUPAZIONE

E’ iniziata la campagna per l’Iniziativa dei Cittadini Europei
New Deal 4 Europe!

Vuoi cambiare le cose? Vuoi partecipare attivamente alla politica dell’Unione Europea?
Inizia da qui!

Abbiamo tempo fino al 7 Marzo 2015 per raccogliere 1 milione di firme in almeno 7 Paesi dell’UE.
Diventa volontario in questa campagna!
Tutte le info sul sito: www.newdeal4europe.eu

Il tuo futuro dipende da TE!

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Senza Titolo

Le nostre parole affogano,
nell’immensità di un oceano
di voci, suoni, segni, e simboli
che si accavallano e si scavalcano,
e raramente sulle altre prevalgono.
Talvolta riescono a riemergere
e a prendere il respiro
ma subito riaffondano e affogano
in un oceano ancora più grande.

Allora
forse
le uniche parole che verranno ascoltate
saranno quelle non dette.

Roberta Carbone


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Direzione nazionale Pd – Intervento di Giuseppe Civati

13 febbraio 2014

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Clicca qui per vedere il blog di Giuseppe Civati.

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Il Decreto ‘Imu-Bankitalia’ e i disordini alla Camera

Vero quanto detto e scritto da Travaglio (www.facebook.com/notes/marco-travaglio/quando-la-ghigliottina-era-un-golpe/10152575202678294) e da altri riguardo al fatto che le violenze verbali contro la Presidente della Camera Laura Boldrini e i disordini alla Camera in occasione dell’approvazione del Decreto cosiddetto ‘Imu-Bankitalia’ hanno coperto totalmente un dibattito necessario sui contenuti del testo, nonché sulle procedure utilizzate dalla Presidente Boldrini.

Secondo Travaglio si è semplicemente sfruttata una situazione che si era già presentata più volte in passato per soprassedere sulle derive autoritarie delle azioni della Presidente Boldrini. Lo dice come se fosse la prima volta che una simile situazione viene sfruttata per oscurare questioni ben più rilevanti. Peccato che non sia così.

Se queste ‘bagarre’ siano frutto della stupidità e dell’incapacità di Senatori e Deputati italiani di ogni colore politico di trattenere i propri impulsi animaleschi, io non posso saperlo. Spesso, però, c’è il sospetto che questi episodi abbiano il CHIARO obiettivo di coprire i contenuti, di evitare il dibattito. E per quanto in questo caso specifico i disordini inscenati dai Deputati del M5S abbiano danneggiato anche la loro stessa protesta contro la ‘ghigliottina’ della Presidente Boldrini, potrebbe comunque sorgere il sospetto che quei disordini siano stati un ottimo modo per non far capire nulla agli Italiani e agli elettori del M5S, facendo passare un solo messaggio: ‘ Si prendono i soldi agli Italiani per darli alle banche’.

Questi messaggi semplicistici hanno un solo scopo: rendere gli elettori italiani sempre più ignoranti riguardo i processi e i contenuti politici, facendo passare un messaggio unico. Tutto questo mi sembra molto simile alla tecnica di Berlusconi.

Mi spiace, ma ancora una volta il M5S si è dimostrato solo un partito guidato da un despota e non all’altezza di una politica di buona qualità.

E visto che al dibattito nel merito del Decreto ‘Imu-Bankitalia’ ci tengo un po’, perché mi piacerebbe che ci fosse un po’ più chiarezza nel merito, vi rimando ad un articolo che mi sembra spieghi in modo chiaro la questione.


http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/02/05/il-decreto-bankitalia-non-e-un-furto-agli-italiani/870346/

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Pour une Europe de la démocratie et du bien-être

Hier j’ai participé à la conférence-débat organisée par l’association « Pensée Libre pour l’Europe ». On m’a invitée pour présenter la proposition d’Initiative Citoyenne pour un Plan européen de développement durable et pour l’emploi.


Ma réflexion commençait par des simples considérations. Afin de parler de l’avenir de l’Europeil faut avant tout retourner aux racines du projet : pourquoi on a créé cette Union européenne ? Pour la paix en Europe. Mais la paix est un idéal qui se vide de contenu si on ne prend pas en compte les mesures concrètes qui peuvent amener à sa réalisation. Quel sont, donc, ces les priorités de l’Europe unie, qui rendent l’objectif de la paix réalisable ?


La Démocratie et le Bien-être.


Avec une démocratie à risque au niveau national et inachevée au niveau européen, et un bien-être qui est remis en cause par cette crise économique, qui appauvrit la population européenne, où sont désormais les priorités et les idéaux de cette Union ?


Il faut recommencer par les citoyens, les engager dans une reprise en main de l’avenir de notre Union : pourquoi pas grâce à une Initiative citoyenne ? Et il faut faire redémarrer l’économie européenne, pour créer de nouveaux emplois etrendre l’Union compétitive au niveau international, mais avec une attention à l’environnementet à la qualité des emplois.


Il faut recommencer par les Personnes.



Je dois remercier la Présidente de Pensée Libre pour l’Europe, Nadine De Loore, de m’avoir invité et les participants pour le débat intéressant. Les idées que j’ai présentées ont été largement partagées et bien d’autres liées à l’avenir de l’Europeont surgit.


Seules les citoyens peuvent faire redresser l’Union européenne et l’idéal qu’elle représente.


Initiative Citoyenne Européenne ‘New Deal 4 Europe’

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Senza Titolo

Smarrita
come circondata dal deserto
con le dune di sabbia a farmi compagnia
nessun essere vivente intorno.

Isolata dal resto
eppure sono qui, in mezzo a loro
ma non li sento, non li vedo.

Poi una mano, un’altra mano
un abbraccio e il tuo respiro sul viso

Tutto è capovolto
e in un turbinio di voci
e sensazioni
recupero i miei sensi
sono di nuovo in mezzo a loro
ma ora ci sei tu
il mio appiglio in questa realtà
il mio legame con il resto dell’umanità.


Roberta Carbone

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Questa generazione ce la sta mettendo tutta

Guglielmo Epifani, neoeletto Segretario del Partito Democratico, ha parlato poco fa di ciò che ha visto negli occhi dei ragazzi di Occupy PD a Napoli e di come le vite di tutti sono cambiate durante la crisi…un lungo elenco per dire chi sono quei ‘tutti’.

Purtroppo temo che Epifani come la maggior parte dei nostri dirigenti politici dimentichi qualcosa di importante, e con questo non voglio fare una critica diretta a lui o al PD, voglio fare una critica a tutti gli Italiani e, forse, anche a molti altri Europei, perché non siamo in grado di OSSERVARE ciò che ci sta in torno.

Una persona, un ‘giovane’, che è diventata adulta durante questa ‘crisi’ non ha sentito parlare che di crisi, stallo, spread, recessione, austerità, tagli, fannulloni, e così via.
A questa persona non solo si sta togliendo la possibilità di costruirsi un futuro per la mancanza di strumenti concreti, quali la possibilità di frequentare l’università, o, se ci riesce, l’impossibilità poi di trovare un lavoro, magari la difficoltà nell’avere delle cure mediche, e tante altre piccole rinunce quotidiane, più o meno importanti.
A questa persona si toglie la possibilità ideale di costruirsi un futuro, quello che permette prima di tutto di ‘pensare’ al proprio futuro, di pensare che un futuro per questa generazione ci sarà. Il bombardamento politico e mediatico sulla ‘crisi’, affiancato alle misure concrete per rendere reale quella crisi che altrimenti sembrerebbe solo qualcosa di aleatorio, hanno fatto crescere e diventare adulte delle persone DISILLUSE.

Non si può costruire nulla sulla disullusione, nessuna società sopravvive senza speranza. La stessa democrazia necessità di questo impulso vitale come linfa per sopravvivere e rinnovarsi. Per questo, il danno più grave provocato da questa crisi e che rimarrà per molti anni, come una specie di bomba atomica esplosa sull’Europa, sarà proprio l’aver minato le fondamenta di una società. E non c’è da meravigliarsi che i principi stessi della democrazia ne risentano profondamente.

Forse possiamo ancora recuperare, forse possiamo ancora salvare quella generazione, ma solo se impareremo ad osservare, a cercare di comprendere e anche a sentirci parte di ciò che ci circonda.


#Firenze11maggio2013
Questa generazione ce la sta mettendo tutta.

Link: http://www.mfe2.it/toscana/?p=131

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Again an Israeli strike on Syria

Israel decided that it was time to add one more brick on the hill of bricks made by destroyed Syrian buildings. And now, the conflict could really become a regionwide one, it risks to bring the whole Middle East to war. US President Obama says that it is the legitimate right of Israel to defend its own territory, its own people, from possible threats (such as the transfer of weapons from Iran to Lebanon). Right, any state administration’s duty is to protect its citizens… by dropping bombs on other citizens’ territories? It can do it just because there is no administration left in Syria. But does this give Israel or anyone else the right to add violence to violence, pain to pain?

In the Middle East, as in other parts of the world, people die every day, because of an antagonist logic which drives the power games, be it politics or religion.

Let’s stop all this.

The cooperation among states, at the regional and global level, brings prosperity, wealth, progress. And it brings peace. Peace is not an empty word, it is a political project. It is a matter of will.

How can we describe ourselves as ‘human’ beings when the cost of defending ourselves must be at the expenses of someone else?

More info on Haaretz.com

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Per la promozione dei diritti sociali fondamentali

Per la promozione dei diritti sociali fondamentali

28 marzo 2013
Di Roberta Carbone*
Eurobull

Mercoledì 13 Marzo, presso la International Trade Union House a Bruxelles, è stato presentato il Manifesto per il rispetto e la promozione dei diritti sociali fondamentali. Significativa già l’introduzione: il Manifesto, lanciato nel gennaio scorso e presentato al Parlamento europeo qualche settimana fa, ha già ottenuto più di 450 firme in tutta Europa – non solo dai Paesi del sud, come il moderatore è attento a sottolineare.

Il Manifesto è stato introdotto da Isabelle Schömann, Niklas Bruun e Klaus Lörcher, membri della rete di esperti TTUR (Transnational Trade Union Rights), un gruppo di otto avvocati del lavoro che fa parte dell’Istituto Sindacale Europeo (ETUI) e che ha dato vita al Manifesto.

L’intestazione del Manifesto dichiara: «Gli avvocati del lavoro di tutta Europa chiedono all’Unione Europea di rispettare e promuovere i diritti sociali fondamentali, in particolare per quel che riguarda tutte le misure legate alla crisi». Alla base di questa iniziativa sta una forte critica nei confronti delle conseguenze delle misure di austerità diffuse in tutta Europa, che hanno portato ad una diminuzione dei diritti dei lavoratori e minato il modello sociale europeo. Secondo i promotori, infatti, la soluzione più diffusa alla crisi in corso sono state le riforme del diritto del lavoro, al fine di rendere il mercato più flessibile e meno vincolato al rispetto di alcuni principi sociali fondamentali. In particolare, i promotori individuano due punti chiave.

In primo luogo, le attuali tendenze mostrano che con l’implementazione di misure economiche restrittive le autorità pubbliche stanno indebolendo la contrattazione collettiva. Gli effetti negativi sui diritti dei lavoratori sarebbero evidenti: gli accordi collettivi avevano l’obiettivo di fissare degli standard minimi obbligatori, mentre oggi assistiamo ad una tendenza in favore di accordi su base individuale (di impresa o di settore) che si collocano anche al di sotto degli standard previsti. Questo tipo di sviluppi viene appoggiato dalla cosiddetta ”troika” e in particolare dalla Commissione europea, che sostiene il decentramento della rappresentanza dei lavoratori a livello nazionale. Pertanto le conseguenze delle riforme del mercato del lavoro coinvolgono anche i partner sociali, la cui autonomia non viene più rispettata, secondo Bruun. Legato a questa questione, sorge il discorso sulla legittimazione democratica: le misure imposte ai cittadini europei vengono percepite come illegittime e portano, quindi, alla diffusione di un sentimento anti europeo.

In secondo luogo, tenendo in considerazione che questo Manifesto viene promosso da un gruppo di giuristi, viene sottolineato l’obbligo per le istituzioni europee di rispettare le disposizioni del Trattato di Lisbona e della Carta dei diritti fondamentali dell’UE. In particolare, l’art. 3.3 del TUE afferma che l’UE è fondata ”su un’economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale”. Inoltre gli autori rimandano al rispetto dei diritti sociali fondamentali, diventato vincolante con la Carta dell’UE, e del diritto alla contrattazione collettiva sancito dalle convenzioni dell’Organizzazione Mondiale del Lavoro (ILO), ratificate da tutti gli Stati membri dell’Unione.

Questo Manifesto costituisce una delle tante reazioni alla crisi europea in corso, che sicuramente si sta dimostrando politica e sociale, più che finanziaria ed economica. Sicuramente ciò che appare chiaro è il fatto che, nonostante molte personalità riconoscano il fallimento del paradigma neoliberale e, quindi, della deregolamentazione economica e politica, non si sia ancora giunti ad un cambiamento del pensiero dominante – e forse quest’ultimo non cambierà affatto. Per questa ragione molte voci si stanno alzando a favore di un ritorno al modello sociale europeo e di un sistema economico e sociale più equo e giusto.

A questo punto, due questioni sono da prendere in considerazione.

In primis la questione democratica. Le elezioni nazionali e il sorgere di partiti euro-scettici o populisti in tutti gli Stati dell’Unione dimostrano che c’è una richiesta da parte dei cittadini di poter parlare ed essere ascoltati da coloro che governano. Ma chi governa realmente? Il fatto stesso che tutte le responsabilità riguardo le misure di austerità, e dunque riguardo l’impoverimento di una parte dei cittadini europei, vengano imputate alla ”troika” è la riprova dell’impossibilità di individuare un’istituzione che si faccia carico di queste decisioni. Si tratta di una mescolanza di obblighi internazionali, europei e interni agli Stati membri, che portano ad applicare a diversi Paesi una soluzione unica, che rende l’approccio di breve periodo come una sorta di principio generale. Quindi, come se non fosse ancora abbastanza chiaro, non abbiamo una politica economica coerente. Inoltre, non abbiamo neppure una vera politica sociale europea, dal momento che questa generalmente fa capo agli Stati membri. Infatti, la maggior parte delle politiche sociali iniziate dall’UE si appoggiano su strumenti di soft-law e sul Metodo di Coordinamento Aperto (OMC). Pertanto, se vogliamo discutere la questione di un modello per l’UE, dobbiamo prima concentrarci sul rendere l’Unione europea un sistema pienamente democratico, con un proprio governo: in questo modo i cittadini europei potrebbero davvero avere un ruolo, con il proprio voto, nell’ambito delle decisioni prese a livello dell’Unione, e soprattutto ci sarebbe un’istituzione con un reale potere decisionale, che potrebbe essere lodato o rimproverato per le sue responsabilità. Questo non solo chiarificherebbe la questione di chi detiene il potere, ma legittimerebbe anche le decisioni che vengono prese, rendendole, così, più accettabili.

Quindi la seconda questione: nell’attesa di avere un governo sovranazionale europeo – che significherebbe creare una Federazione europea – come si possono convincere gli Stati membri dell’UE a cambiare percorso, in modo da risolvere la crisi, preservando il tenore di vita europeo? Secondo la mia modesta opinione, sarà impossibile convincere i leader europei solo con un Manifesto come questo, seppure guadagnasse centinaia di firme da parte di personalità accademiche. Per i governi europei sarebbe troppo facile rispondere a questo tipo di appelli con la giustificazione che in tempi di crisi è impossibile trovare le risorse necessarie, e che quindi bisogna prima risparmiare e solo in seguito pensare a rilanciare l’economia europea. Questo è ciò che ci è stato ripetuto in questi ultimi anni. Perciò dovremmo provare a proporre delle soluzioni più articolate, tenendo in considerazione sia gli obiettivi che i mezzi. Come ha sostenuto Tommaso Padoa Schioppa, dovremmo lasciare l’austerità agli Stati membri e gli investimenti al livello dell’Unione, in quanto il valore aggiunto di un certo investimento è più alto a livello sovranazionale che a livello statale, per effetto delle economie di scala. Pertanto, con un investimento a livello dell’UE relativamente contenuto, potremmo far ripartire l’economia europea, mentre a livello nazionale per il momento qualunque tipo di investimento sembra impossibile. Investendo su ricerca e sviluppo, potremmo creare nuovi posti di lavoro, puntare sulla ”green economy”, l’economia verde, e migliorare la competitività europea a livello internazionale, migliorando così la qualità della vita nell’UE, piuttosto che ragionare in termini quantitativi, investendo dunque in uno sviluppo sostenibile dal punto di vista ambientale e sociale. Questo è anche il motivo per cui dovremmo parlare di sviluppo e non di crescita. Per fare questo, però, sono necessarie più risorse a livello europeo: parallelamente alla diminuzione degli investimenti a livello nazionale, dovrebbero aumentare gli investimenti a livello dell’UE, grazie al trasferimento di una parte delle risorse nazionali, attraverso una serie di nuove ”risorse proprie”, per esempio un’imposta europea sulle transazioni finanziarie, una tassa sulle emissioni di anidride carbonica o una riforma dell’Iva. Per questi motivi i federalisti europei in molti Stati membri, insieme a diverse associazioni della società civile, stanno promuovendo un’Iniziativa dei Cittadini Europei per un Piano europeo di sviluppo sostenibile e per l’occupazione

Questo potrebbe essere un modo concreto per andare verso la creazione di un modello economico e sociale più giusto per l’Europa di oggi e per le prossime generazioni.




For promoting fundamental social rights

March, 16th 2013
By Roberta Carbone*
The New Federalist

On Wednesday 13th March, in the International Trade Union House, the European Manifesto to respect and promote fundamental social rights was presented. The introduction was already meaningful, as this Manifesto, launched in January 2013 and presented to the European Parliament some weeks ago, has already gained more than 450 signatures from all over Europe – not only from the Southern countries, as the chair is proud to stress.

The Manifesto was introduced by Isabelle Schömann, Niklas Bruun and Klaus Lörcher, members of the Transnational Trade Union Rights Experts Network (TTUR), a group of 8 labour lawyers working in the framework of the European Trade Union Institute (ETUI), and who initiated this Manifesto.

The header of the Manifesto states: «Labour and social lawyers from across Europe call on the European Union to respect and promote fundamental social rights in particular in respect of all crisis-related measures». Actually, the main point at the basis of this initiative is a strong critique against the outcomes of the austerity measures spreading all over Europe, which have reduced workers’ rights, and undermined the European social model. According to the speakers, the mainstream solution to the current crisis has been the reform of labour law, in order to make the market more flexible and less constrained by the respect of some important social principles. In particular, the promoters stress two main points.

First, the current trends show that, by implementing restrictive economic measures, public authorities are undermining the collective bargaining practices. The backlash on the workers’ rights is clear: Collective agreements were meant to set compulsory minimum standards, while today there is a tendency to lower those standards by promoting the negotiation on an individual basis. This development is being supported by the so-called ”troika”, and in particular by the European Commission, which backs a decentralisation of labour representation at the national level. Therefore, the consequences of the labour market reforms involve also the social partners, whose autonomy is no longer being respected, according to Mr Bruun. Linked to this first point, the argument of the democratic legitimacy arises: The measures imposed to the European citizens are perceived as illegitimate, thus an anti-European sentiment is spreading all over Europe.

Secondly, as this Manifesto is promoted by a group of lawyers, they underline the obbligation for the EU institutions to comply with the provisions of the Lisbon treaty and of the EU Charter of Fundamental Rights. In particular Article 3 paragraph 3, TEU states that the EU is based on ”a highly competitive social market economy, aiming at full employment and social progress”. But the authors recall also the respect of fundamental social rights, which has become legally binding with the EU Charter, and the right of collective bargaining included in the ILO Conventions, ratified by all EU member states.

This Manifesto is one of the many responses to the current European crisis, which certainly turned out to be more political and social than financial and economic. Actually, what is strikingly clear is that even if many personalities acknowledge the failure of the neoliberal paradigm, and thus of both economic and political deregulation, the underlying discourse has not changed yet – and maybe it will not change at all. This is the reason why many voices are raising in favour of a return to a European social model, advocating for a more equitable and fair economic and social system.

At this point, there are two issues to consider.

First of all, the democratic question. National elections and the surge of euro-sceptic or populist political parties in all EU member states demonstrate that there is a request from the citizens to raise their voice and make it heard by those who govern. But who governs actually? The fact that we ascribe to the ”troika” all the responsibilities about the austerity measures, and thus about the impoverishment of a part of the European citizens is the evidence of the fact that we cannot really identify one institution which is in charge for these decisions. It is a mix of international, European and domestic constraints, which leads to a one-fits-all approach, based on the short-termism as a kind of general principle. Therefore, as if it was not clear enough, we do not have a coherent European economic policy. Moreover, we do not even have a real European social policy, as this is mainly a competence of EU member states. In fact, much of the EU-led social policy is based on soft-law and on the Open Method of Coordination. Thus, if we want to talk about a model for the EU, we should first focus on making the EU a truly democratic system, with its own government: This way the European citizens could really have an impact, with their vote, on the decisions taken at the EU level, and above all there would be an institution with a real power to decide, which could be praised or blamed for its responsibilities. This would not only clarify the question about who holds the power, but it would also legitimize the decisions that are taken, thus making them more acceptable.

Then the second issue: While we still do not have a European supranational government – which means a European Federation – how can we try to convince the EU member states to change the path, in order to solve the crisis while saving the EU high living standards? It is my modest opinion that unfortunately it will be impossible, even with hundreds of academics’ signatures, to convince national leaders only with this kind of Manifesto. It is far too easy for them to answer that in times of crisis member states do not have enough resources to invest on new projects, therefore first we need to spare money, then we will think about making the European economy start again. This is what we have been listening to in the last few years. We should try to provide them with a more articulated solution then, by taking into account both the objectives and the means. As Tommaso Padoa Schioppa said, we should leave austerity to member states, and investment to the European level, because the added value of a certain amount of money invested at the supranational level is higher than the same amount invested at the national level, thanks to the economies of scale. Therefore, with a relatively small investment at the EU level, we could make the EU economy start again, while at the state level it seems impossible for the moment to invest on anything. By investing on R&D, we could create new jobs and focus on the green economy, improve the European competitiveness on the international level, and thus improve the European living standards in a qualitative instead of a quantitative way, by investing on a socially and environmentally sustainable development. That is why we should talk about development and not about growth. In order to do this, though, we need more resources at the EU level: As investments fall at the state level, a part of those resources which have been saved could be transferred at the EU level through a new set of ”own resources”, for example a European FTT, carbon tax or a reformed VAT. For these reasons the European federalists in many member states, together with many civil society organisations are promoting a European Citizens’ Initiative on a European Plan for Sustainable Development and for Employment.

This could be a tangible way to move toward a fairer economic and social model for the Europe of today, and for the next generations.


*Roberta Carbone: President of  GFE Torino (JEF Italy). TNF translation editor and member of the editorial staff of Eurobull and The Federalist Debate. Student at the Institute for European Studies in Brussels.

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Vorrei potermi rispecchiare nei tuoi occhi
quando brillano come a riflettere i raggi splendenti del sole
quando sognano guardando la luce opaca della luna
quando si estraniano come il cielo diventa scuro quando si prepara l’uragano.

Vorrei potermi rispecchiare nei tuoi occhi
per capire
ciò che mi è impossibile comprendere
quando affogo l’incertezza nelle parole e nei pensieri.

Vorrei potermi rispecchiare nei tuoi occhi
quando l’attrazione guida le tue mani
quando l’amore guida le tue parole
quando l’incertezza o la disillusione guida i tuoi gesti.

Nei tuoi occhi vorrei trovare
quel tanto di me che manca
per conoscere ciò che di noi due resta
fino a poterti raggiungere nel più profondo dell’anima.


Roberta Carbone

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