Fiera del Libro di Torino 2008

Di nuovo qui, di nuovo a parlare di Israele. Ancora una volta per fare chiarezza su insinuazioni molto spesso infondate. Ancora una volta per difendere il diritto di Israele di essere riconosciuto come Stato.

E’ particolare il caso di Israele e lo sappiamo bene, perchè c’è ancora chi dice che Israele non ha il diritto di esistere, addirittura qualcuno afferma in modo chiaro e deciso che dovrebbe scomparire.

Al di là del fatto, però, che si creda (a torto) che Israele abbia ‘rubato’ le terre palestinesi, ci troviamo nuovamente di fronte ad un fatto unico nel suo genere: per l’ennesima volta non si vuole riconoscere Israele come uno Stato sovrano equiparabile a qualsiasi altro nel mondo. Perché? Perché il boicottaggio perpetuo allo Stato di Israele? Ma, soprattutto, perché Israele non dovrebbe avere il diritto di essere ospite alla Fiera del Libro di Torino?

Interrogativi questi che non hanno neppure ragion d’essere: Israele è uno Stato e come tale ha tutti i diritti di partecipare a questa grande manifestazione che non si occupa di politica, ma di letteratura, di cultura; non sono stati invitati i capi di Stato, ma gli scrittori, autori affermati letti in tutto il mondo, i quali sono i primi a manifestare il proprio dissenso verso alcune politiche messe in atto dal proprio governo.

Casualmente, questo invito cade proprio nell’anno del 60 ° Anniversario dalla Fondazione di Israele, ma questo è, appunto, un fatto del tutto casuale, non si è mai pensato di festeggiare questo anniversario. E questo va detto per tutte le persone che, ancora adesso, credono il contario.

La Fiera del Libro è una manifestazione libera per esprimere le proprie idee attraverso la parola scritta ed è per questo che non sono stati invitati solo autori israeliani (David Grossman, Amos Oz, Abraham Yehoshua), ma anche palestinesi, come il noto scrittore Ibrahim Nasrallah, il quale, però ha rifiutato di prendervi parte.

 

Credo che, davvero, tutti coloro che si oppongono a questa iniziativa o che propongono di boicottarla dovrebbero riflettere sul significato della parola ‘dialogo’ e ‘tolleranza’: come possiamo criticare un qualsiasi ente se non abbiamo le prove per farlo? Le prove si ottengono potendo mettere in atto un dialogo, un dibattito, ascoltando la voce della controparte e non lasciandola dietro un muro e urlandogli contro.

 

 

Qui di seguito riporto il commento riguardo questa questione del Presidente della Regione Piemonte Mercedes Bresso e dell’Assessore Regionale alla Cultura Gianni Oliva.

 

Mercedes Bresso, presidente della Regione Piemonte

La presenza di Israele come Paese ospite d’onore alla Fiera del Libro è una polemica pretestuosa e anche un po’ ridicola, che colpisce un territorio noto per la sua tolleranza, la sua apertura verso le altre culture, la sua laicità.
La cultura israeliana è immensa ed ha tante facce. Inoltre, in questo momento storico, che piaccia o no, quando si parla di Israele si parla anche di Palestina, per cui invitare gli scrittori israeliani vuol dire anche invitare quelli palestinesi e proporre un confronto intellettuale. Infatti, ben prima che la polemica nascesse, avevamo invitato diversi scrittori palestinesi. Gli scrittori sono persone autonome e indipendenti e sanno farsi valere, tanto è vero che molti di coloro che interverranno sono profondamente critici con le scelte politiche del loro Paese. Ma soprattutto la Fiera del Libro è un evento culturale e non politico, nel quale si celebrerà la cultura israeliana e non la sua politica, con la volontà di conoscere e approfondire le radici e la formazione di autori importanti per il nostro tempo.

Mercedes Bresso, 05/02/2008

Gianni Oliva, assessore regionale alla Cultura

La Fiera internazionale del Libro di Torino è da sempre luogo di confronto culturale e letterario, una kermesse d’idee e di voci. Sono sempre stati invitati esponenti di punta della letteratura mondiale. Sottolineo che sono stati invitati gli autori palestinesi ancor prima che scoppiasse la polemica. A chiunque tema che le pesanti polemiche di questi giorni provochino un ripensamento delle istituzioni sull’invito ad Israele a presentare la propria cultura e la propria letteratura, voglio replicare con decisione che non c’è alcun ripensamento. Non ce n’e’ motivo. Personalmente non condivido la politica americana in Iraq, ma non per questo ritengo che non debbano essere invitati gli scrittori americani. La Fiera del Libro e’ una fiera della cultura e non della politica. Nei giorni scorsi pure la presidente Mercedes Bresso, che quest’anno è anche presidente della Fondazione per il Libro, ha sostenuto con convinzione la scelta di Israele come Paese ospite d’onore.

Gianni Oliva, 01/02/2008

 

 

 

Consiglio anche di leggere l’articolo di Raffaele Barki e, in allegato, quello di Maurizio Musolino, cliccando su questo link: http://unasinistrauna.com/it/index.php?p=133

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