Se la novità non è solo uno slogan

Nonostante gli slogan (sempre gli stessi ma ben truccati per sembrare giovanissimi) e le continue polemiche per le liste del Pd e per la troppa somiglianza dei due partiti maggiori Pd e Pdl (Berlusconi &Co dicono addirittura che Veltroni ha copiato il programma del centro-destra) bisogna constatare che, dopotutto, qualcosa di innovativo sulla scena politica c’è.

Partirei dal fatto che la creazione del grande e attesissimo(?) Partito Democratico ha portato alla fondazione di un grande partito di centro destra, il Partito del Popolo della Libertà, e ad uno di sinistra, La Sinistra L’Arcobaleno; questo ha chiaramente sfoltito molto il panorama politico italiano, ormai intasato dai troppi partiti minori, che danneggiavano la stabilità di governo e dividevano troppo la cittadinanza.

Un altro aspetto positivo di questa improvvisa voglia di cambiamento è che i cittadini vengono rappresentati nella loro completezza (o quasi) grazie alla candidatura di imprenditori, come di sindacalisti e di donne, come di uomini (anche qui, purtroppo, devo aggiungere un ‘o quasi’). C’è chiaramente il rovescio della medaglia, perché, si sa, non possiamo pretendere troppo: la foga delle candidature copertina ha assalito i leader dei partiti che sono tutti ‘in gara’ per acquisire il candidato migliore. Aggiungiamo anche che moltissimi giovani hanno finalmente avuto lo spazio dovuto nella scena politica, ma che anche in questo caso molto spesso si perde il senso delle azioni e si finisce all’estremo opposto: si candidano moltissimi giovani a scapito dei ‘veterani’, senza comprendere che chiunque entri in politica non può arrivarci per caso, ma che deve avere delle competenze specifiche, proprie (o almeno si spera) dei più maturi, che non devono essere messi da parte incondizionatamente per un eccesso di voglia di ‘volti nuovi’.

 

Ultimo, ma non meno importante, aspetto di quest’ondata di innovazione politica è una particolare candidatura (annunciata oggi) nella Sinistra L’Arcobaleno: Dijana Pavlovic, di origine serba e di etnia rom. Dopo aver saputo la notizia, ho navigato un po’ sul web per rendermi conto di quali fossero le impressioni e devo dire (e me ne rammarico) che c’è stato davvero uno sfogo di intolleranza diffusa e non mirata da parte degli italiani. Credo, personalmente, che questo sia davvero un grande passo avanti, soprattutto perché Dijana Pavlovic non è la solita candidata copertina, ma ha già preso parte a diverse iniziative politiche e non, per la tutela dei diritti dei Rom e dei Sinti. E’ un inizio verso un obiettivo più alto, cioè quello di candidare persone, uomini e donne, competenti, giudicati per il proprio lavoro, il proprio impegno, la propria individualità e non in base a sesso, etnia, parentele e/o conoscenze. Il grande problema italiano in materia di minoranze, e soprattutto di minoranze rom e sinte, è che siamo in un periodo di insicurezza, in cui il cittadino sente il bisogno di una protezione da parte dello Stato, il quale risponde con decreti sicurezza dell’ultimo minuto, anziché risolvendo le questioni sollevate dall’uno o l’altro caso. Il fatto che ci sia un rappresentante (uno solo!) di etnia rom nelle liste di un partito non significa rendere legittimi i furti, l’accattonaggio o lo sfruttamento dei bambini, che devono essere puniti sempre indifferentemente dall’etnia, ma portare davanti a molte persone incaricate di decidere delle sorti del Paese il problema della tutela di queste minoranze. Finora la questione è stata gestita male per mancanza di impegno o per l’effettiva difficoltà di trovarvi una soluzione equa, ma in ogni caso è arrivato il momento di rendere tutte le minoranze in grado di discutere delle questioni che le riguardano, anziché imporre loro dei provvedimenti presi da altri.

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