Donne nel mondo

Violenza sulle indiane
Shashi Tharoor

In India neanche l’istruzione produce un maggiore rispetto per le donne

Internazionale 727, 17 gennaio 2008

 

Ho cominciato a pensare a questo articolo alla fine del 2007, quando ho notato che la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, che ricorre il 25 novembre, riceveva meno attenzione della Giornata mondiale contro l’obesità, celebrata il giorno successivo.

Il fatto di essere entrati nel ventunesimo secolo senza aver eliminato la violenza sulle donne, che ha già rattristato i venti secoli precedenti, è uno degli aspetti più vergognosi della storia della civiltà.

La violenza di genere è ancora molto diffusa. Di solito gli uomini sono più forti delle donne, e molti cercano ancora di imporsi usando la forza. L’abitudine di picchiare le mogli non sarà più diffusa come una volta, ma non è ancora scomparsa: molti lividi che le donne, per orgoglio, cercano di spacciare come conseguenza di un incidente domestico, in realtà sono stati prodotti da un uomo.

Ma questa non è l’unica forma di violenza che subiscono le donne: le mutilazioni genitali femminili, ancora molto diffuse soprattutto nelle comunità africane più tradizionaliste, è un altro esempio di sopruso.

Ancora più vergognosa è la persistenza, in alcune regioni dell’America Latina e del mondo islamico, di quello che viene eufemisticamente definito ”delitto d’onore”. È la massima punizione inflitta alle donne che con il loro comportamento hanno macchiato l’onore della famiglia. Una sorta di pena capitale, spesso inflitta per aver scelto di sposare un uomo che appartiene a un’altra comunità. In questo nuovo secolo non è passato un anno senza che venissero denunciati omicidi del genere, e chissà quanti sono rimasti segreti.

Noi indiani, comunque, non abbiamo nessun motivo di vantarci. Forse in questo paese non amputiamo i genitali femminili, ma in alcune zone dell’India permettiamo ancora che le donne, spesso in seguito a pressioni insopportabili, si gettino sulla pira funeraria dei mariti.

Abbiamo l’abitudine tutta indiana di bruciare le mogli i cui genitori non hanno pagato per intero la dote che avevano promesso prima del matrimonio. E nei nostri ricchi stati settentrionali è molto diffusa la scelta di abortire dopo aver scoperto di aspettare una femmina, al punto che nel Punjab e nell’Haryana si è creata una disparità statistica tra uomini e donne di undici a dieci.

Se il Punjab e l’Haryana provano che il benessere economico non è garanzia di apertura mentale e che gli atteggiamenti medievali possono sopravvivere anche circondati da centri commerciali postmoderni, purtroppo il Kerala sta dimostrando che neanche l’istruzione produce necessariamente un maggiore rispetto per le donne.

Lo dico con grande rammarico, perché spesso ho lodato i progressi compiuti dalle donne del Kerala. Ma è ormai evidente che la violenza contro le donne è in crescita anche in quello stato: le statistiche rivelano che l’aumento è stato addirittura del 300 per cento.

Le donne del Kerala sono istruite, come lo sono i loro uomini, ma non riescono ancora a sfuggire alla ferrea legge del conformismo sociale, e molte di loro hanno fatto salire il tasso di suicidi nello stato a livelli record. Il gran numero di uomini del Kerala che lavorano in Asia occidentale, separati dalle loro famiglie e influenzati dall’atteggiamento tradizionalista verso le donne tipico di quelle zone, non aiuta.

Quando tornano sono spesso impreparati a soddisfare le aspettative delle donne istruite che hanno lasciato a casa e, quando scoppia il conflitto, in molti casi diventano violenti.

Se la violenza contro le donne è in aumento in uno stato con un alto livello di istruzione come il Kerala, significa che siamo di fronte a un problema nazionale che i politici non possono ignorare. Ogni volta che una donna è vittima della violenza in qualsiasi parte del nostro paese, è un disonore per tutti gli indiani.

Cosa possiamo fare? Parlarne sui giornali è un inizio, ma non basta. Dobbiamo sensibilizzare tutta la popolazione su questo problema, soprattutto quelli che non leggono i giornali più liberali e illuminati e forse non si rendono neanche conto di avere il diritto di resistere alla violenza e di respingerla. Una parte della soluzione può essere l’alfabetizzazione, ma (come ha dimostrato il caso del Kerala) neanche quella è sufficiente.

E comunque in posti come il Bihar, dove soltanto il 27 per cento delle donne sa leggere e scrivere, l’alfabetizzazione non riuscirebbe a raggiungere un numero sufficiente di persone in tempi brevi.

Serve un cambiamento sociale, un processo che nel nostro paese si verifica con terribile lentezza. Una campagna per denunciare tutti gli uomini che aggrediscono le donne potrebbe essere un buon modo di usare i mezzi d’informazione per educare i cittadini indiani. È una bella sfida per i nostri pubblicitari dotati. Ma avranno il coraggio di raccoglierla?

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