Perdere l’anima dello Stato

Qualcosa è mancato nella scorsa campagna elettorale. Qualcosa mancava nei programmi dei partiti. Qualcosa ancora manca nello spirito che anima il nuovo governo. Un universo tutto racchiuso in una sola parola, che pronunciata poteva rimpiazzare un interno programma di governo, un’intera conferenza davanti alla folla, un intero primo discorso alla Camera.

Speranza.

Ci hanno dato tutto: via l’ICI, via gli immigrati, via il bollo, via la burocrazia, via l’immondizia, via l’aborto… ma mai, nemmeno per una volta, qualcuno si è fermato e ci ha detto: vi promettiamo la SPERANZA, perché un’Italia diversa può esistere e noi faremo di tutto perché nel nostro Paese si continui a sperare. Speranza: unico fuoco inestinguibile, motore che ci rende ancora capaci di vivere e di credere in un futuro migliore.

Che si sia votato a destra, a sinistra o al centro, non si è riuscito a percepire quest’ottimismo, da nessuna parte, quest’amore per il nostro Paese e per i suoi cittadini, piuttosto che l’odio verso l’Altro, indistintamente classificato come l’immigrato, il Rom, l’omosessuale e così via. Continuiamo a preoccuparci che qualcuno ci rubi la nostra preziosa identità, senza accorgerci che il nostro è un Paese che muore nell’anima, perché la maggior parte di noi ha smesso di sperare, mentre quei famosi immigrati ancora sanno che cosa significa credere in un futuro più roseo per i propri figli, per le proprie patrie e per lo Stato in cui sono venuti ad abitare.

 

Se il simbolo del nostro Paese è il Tricolore, c’è chi ci si pulisce il culo.

Se il nostro orgoglio risiede nel coraggio di quei partigiani che sono morti per liberare la propria patria, c’è chi fa ancora il saluto fascista e crede che Mussolini e Hitler siano stati dei grandi statisti.

Se la nostra Costituzione è stata creata per poter mantenere e tutelare la pace, c’è chi vuole imbracciare le armi in Parlamento per far sentire la propria voce.

Se quella stessa Costituzione dice che abbiamo tutti pari diritti, c’è chi aggredisce gli omosessuali per strada.

Se crediamo nel diritto di parola e nel confronto piuttosto che nello scontro, c’è ancora chi censura il giornalismo che fa davvero informazione.

Se crediamo che esistere sia un diritto fondamentale dell’uomo, c’è chi vorrebbe addirittura far sparire uno Stato e ne brucia le bandiere in piazza.

 

Gli Italiani hanno il diritto di continuare a sperare e di non esere considerati solo un numero, utile all’interesse di pochi. Perché il Paese, la società, l’opinione pubblica siamo NOI e se noi vogliamo cambiare le cose dobbiamo farlo (non semplicemente possiamo). Perché come abbiamo delegato la guida dello Stato in cui viviamo ad un governo, allo stesso modo possiamo revocare la delega.

LO STATO SIAMO NOI.

E nessuno potrà mai arrogarsi il diritto di comandare senza il nostro consenso.

Questo, però, significa informarsi con ogni mezzo in nostro possesso ed essere coscienti nel momento dell’elezione, del referendum, della manifestazione in piazza, dello sciopero. Non restiamo passivi: se il nostro Paese ha bisogno di noi, noi abbiamo l’obbligo di aiutarlo a riprendersi. Non lasciamo la strada libera al crimine e non scarichiamo le colpe su altri.

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