Manifestazioni e pestaggi … quello che non viene detto …. o viene detto con troppa nonchalance

Dopo gli avvenimenti di questi ultimi giorni ci sono delle considerazioni da fare, come sempre quando le manifestazioni si trasformano in teatri di violenza gratuita. Vorrei citare a tal proposito la risposta di uno dei ragazzi dell’Assemblea No-Gelmini dell’Università di Torino alla domanda: ”Siete d’accordo con chi si scaglia contro la polizia?” Ebbene la sua risposta è stata: ”Non vedo perché ci si dovrebbe mettere contro la polizia: la vera novità della nostra protesta sta proprio nello schierarci dalla parte dei professori e anche della polizia, per dar vita ad un movimento pacifico. Noi non lottiamo contro le istituzioni, ma contro una riforma sbagliata e un malcontento generale, come è dimostrato dal fatto che qualche mese fa anche le forze dell’ordine sono scese in piazza. I poliziotti dovrebbero unirsi a noi. Poi, in quanto moderato, io non sarei capace di scagliare nulla contro di loro”.

Certo, questo studente potrebbe essere considerato uno dei pochi a pensarla in questo modo, ma non è così e il fatto che la protesta sia pacifica e non pretestuosa è confermato dalla volontà degli studenti di ogni ordine e grado di continuare a fare lezione nonostante i presìdi e le nottate a scuola. A nessuno è stato impedito di continuare a frequentare e non è stato toccato il regolare orario scolastico.

In piazze gremite di studenti delle superiori, delle università, delle elementari e di insegnanti di ogni grado scolastico, se fosse stato fatto un sondaggio nessuno avrebbe partecipato al corteo se ci fosse stata la previsione di uno scontro violento contro chicchessia.

 

Bene. È in questo contesto che sfociano rabbie violente e distruttrici, che mettono in cattiva luce non solo gli studenti, ma tutto un popolo, perché vorrei ricordare che prima o poi queste persone che oggi vengono chiamate con disprezzo gli ”studenti” o i ”giovani” diverranno persone adulte e saranno le colonne portanti di questo Paese. La violenza è da condannare sempre, qualunque sia il motivo della protesta, ma bisogna condannare i colpevoli, non i capri espiatori. Partendo dal fatto che non posso dire con coscienza di sapere chi ha fatto cosa, c’è però comunque da mettere in evidenza un articolo-intervista al senatore Cossiga, apparso il 23 ottobre 2008 su ”La Nazione”, che potrebbe essere ”illuminante”. In questa intervista Cossiga afferma che lui avrebbe la ricetta per sedare queste sommosse studentesche che impediscono al governo di far credere agli Italiani che tutto proceda per il meglio. Egli raccomanda al Ministro Maroni di fare come fece lui a suo tempo, cioè ”in primo luogo, lasciar perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito…”, ma poi, per gli universitari, ”lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, […] le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano”. Ovviamente non tutti gli insegnanti sono da picchiare: ”Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì”. E perché sia ben chiaro che non siamo ritornati nell’Italia fascista egli afferma: ”Questa è la ricetta democratica”.

 

Alla luce di queste rivelazioni lascio al lettore le eventuali considerazioni.



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