Ireland said YES! – L’irlanda ha detto Sì!

by Roberta Carbone, 3 October 2009

 

After  the disastrous response of the Irish referendum of June 2008, when the Irish people rejected the Treaty of Lisbon by a margin of 53.4% to 46.6%, finally the Treaty has been ratified also by them with the referendum of Friday 2 October 2009. The affluence has been almost the same as in 2008, but the results changed consistently: the pro-Lisbon forces have triumphed by a margin of 67.1 to 32.9 per cent.

The pro-Lisbon forces can’t rest on their laurels though, as two Member States have not yet completely ratified the Treaty: President Kaczynski of Poland and President Klaus of Czech Republic have not yet signed the Treaty, even though their Parliaments have accepted it long ago. There should be no problem concerning Poland, as President Kaczynski assured his signature as soon as Ireland would have ratified the Treaty, but it is not the same for President Vaclav Klaus, notoriously Eurosceptic and firmly opposing to the Treaty of Lisbon, who still refuses to sign it. Certainly there will be more pressures from Brussels now that the biggest problem has gone.

The reason why the Irish people switched from No to Yes in the two referendums is that they were influenced by the near-collapse of Ireland’s financial system over the past year and the ensuing economic slump. Ireland’s banking system has survived thanks almost entirely to emergency funds provided by the European Central Bank.

As regards the fundamental contents of the Lisbon Treaty, it could be said that it sums up the several treaties on which the European Union is based, particularly it amends the Treaty of Maastricht (1992) and the Treaty of Rome (1957) and includes the Charter of Fundamental Rights. Concerning the Institutions, it finally establishes a permanent President of the European Council, in charge 2.5 years, and a High Representative for Foreign Affairs; moreover it extends the co-decision between the Council and the Parliament and the qualified majority voting (QMV), instead of unanimity, becomes the general rule in the Council, permitting to abbreviate the decisional processes.

As the Treaty will be finally ratified by all the 27 member States, it will be up to the European Leaders to decide if they will let the European Union become more important at an International level and more efficient institutionally, or if they will let it be overwhelmed by all the internal contradictions.

 

 

> For more information about the Treaty of Lisbon read ‘Saving the European Union’ by Andrew Duff.


 

di Roberta Carbone, 3 ottobre 2009

 

Dopo il disastroso risultato al referendum irlandese tenutosi nel Giugno del 2008, nel quale gli Irlandesi avevano rifiutato di ratificare il Trattato di Lisbona con il 53,4% di No contro il 46,6% di Sì, finalmente il Trattato è stato ratificato anche da loro con il secondo referendum tenutosi venerdì 2 Ottobre 2009. L’affluenza alle urne è stata fondamentalmente la stessa del 2008, ma le percentuali sono decisamente cambiate: il fronte dei Sì, infatti, si è affermato con il 67,1% dei voti, contro il 32,9% di No.

Purtroppo il fronte a favore del Trattato di Lisbona non può ancora cantare vittoria: mancano all’appello le firme dei Presidenti Kaczynski e Klaus, rappresentanti rispettivamente la Polonia e la Repubblica Ceca, nonostante i Parlamenti abbiano da tempo votato a favore. La ratifica irlandese dovrebbe assicurare ora anche quella polacca, dal momento che il Presidente Kaczynski aveva affermato che avrebbe firmato solo in seguito al Sì dell’Irlanda. Il problema resta, però, il Presidente ceco Vaclav Klaus, notoriamente euroscettico e fermo oppositore del Trattato di Lisbona, il quale resta ancora reticente. Certo è che le pressioni da parte di Bruxelles a questo punto si moltiplicheranno, avendo ormai rimosso l’ostacolo maggiore.

Le ragioni che hanno spinto molti Irlandesi a cambiare idea riguardo il Trattato risiedono fondamentalmente nella paura di perdere l’appoggio fondamentale dell’Unione Europea data la crisi economica che dal 2008 ha investito l’intero continente, ma che ha avuto conseguenze particolarmente gravi in Irlanda.

Per quanto riguarda i contenuti del Trattato, esso può essere definito come una summa dei diversi trattati sui quali si fondano le istituzioni europee, in particolare esso include il Trattato di Maastricht (1992) e i Trattati di Roma (1957), comprendendo anche la Carta dei Diritti Fondamentali. Il Trattato di Lisbona istituisce, inoltre, un Presidente permanente del Consiglio Europeo, che rimarrà in carica per due anni e mezzo, e un Alto Rappresentante per gli Affari Esteri, consentendo all’Unione Europea di parlare ad una sola voce in materia di Politica Estera. Il Parlamento Europeo, infine, acquisirà maggiori poteri, grazie all’estensione del processo di codecisione con il Consiglio e la maggior parte delle decisioni all’interno del Consiglio, verrà presa con Voto di Maggioranza Qualificata anziché all’unanimità, permettendo di abbreviare i processi decisionali.

Quando il Trattato verrà infine ratificato da tutti i 27 Stati membri, dipenderà dai capi di Stato decidere se utilizzare al meglio tutte le opportunità che da esso derivano, permettendo, quindi, di conferire all’Unione Europea un ruolo più incisivo a livello internazionale, nonché di permettere un miglior funzionamento delle istituzioni europee, oppure se lasciare che le contraddizioni interne continuino a frenare il processo di integrazione europea.

 

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