La Resistenza: un ”mattone” nelle fondamenta dell’identità italiana

24 Aprile 2010 – Roberta Carbone

Credo che le ultime notizie dal mondo della politica meritino un minimo di riflessione, se non altro per poter rivendicare il nostro titolo di cittadini italiani che tanto ci piace, ma che spesso non rappresenta i diritti e i doveri che esso dovrebbe contemplare. In questa occasione mi concentrerei sui doveri, tra i quali si annovera il dovere della memoria: se oggi possiamo chiamarci Italiani lo dobbiamo a secoli di storia che, mattone su mattone, hanno contribuito a costruire la nostra identità nel bene e nel male.

Uno di questi mattoni, forse l’unico che possa renderci orgogliosi di essere Italiani, è stato la Resistenza. Non sono mancate anche in quel contesto le discordie tra le fazioni politiche, ma, nonostante tutte le difficoltà e i pericoli che si correvano, delle persone – uomini e donne – si sono impegnate, mettendo in gioco la propria vita e quella, in alcuni casi, della propria famiglia, per aiutare altre persone che, come loro, soffrivano l’asfissia politica e ideologica regnante in Italia durante la Seconda Guerra Mondiale. Quello che vorrei sottolineare è l’altruismo degli Italiani che – non avendo nulla in cambio e non puntando all’affermazione politica della propria fazione, ma solo al raggiungimento di uno stato di libertà per tutti nel proprio Paese – hanno deciso volontariamente di impegnarsi ad ospitare chi era perseguitato dal regime, a combattere contro chi era stato considerato amico da quel regime e ad affermare che essere Italiani significa di più che voler salire sul carro del vincitore, perché essere Italiani significa soprattutto avere la consapevolezza che l’essere umano merita di conservare la propria dignità e libertà, valori, questi, che durante il regime erano stati negati a coloro che risiedevano nel nostro Paese.

La Resistenza, come neppure i Partigiani negano, ha avuto i suoi punti d’ombra, ma è e deve restare innegabile che ha avuto un ruolo decisivo nella liberazione dell’Italia. Il fatto che questo sia stato un movimento attivo soprattutto nel Centro-Nord non pregiudica il suo valore e la riconoscenza che dobbiamo a chi ha cercato di mantenere il controllo sul proprio territorio fino all’arrivo degli Americani.

Il Presidente della Provincia di Salerno, alcuni quotidiani e diversi esponenti della maggioranza attuale si trovano, purtroppo direi, d’accordo nel voler sottrarre uno di quei preziosi mattoni che costituiscono le fondamenta dell’edificio Italiano, mettendone a repentaglio la stabilità. Costoro stanno mettendo in atto un processo di rimozione della memoria delle nostre radici, venendo meno a uno dei doveri fondamentali del cittadino italiano. Preservare la memoria è un dovere non scritto e volerla cancellare è un passo, il meno vistoso ma il più efficace, verso un regime totalitario e alienante. Se non vogliamo diventare un Paese sul modello di ”1984” di Orwell, dove ogni giorno gli impiegati dello Stato lavorano per modificare e cancellare il passato in funzione delle necessità del partito dominante, forse dovremmo davvero riflettere molto bene prima di provare a mistificare il ricordo di ciò che accadde allora e che non potrà più essere ricordato dai nostri figli in futuro se non ci prendiamo noi la responsabilità di tramandarlo.

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