Il Servizio Europeo per l’Azione Esterna a un passo dal traguardo

Roberta Carbone*, 29 giugno 2010

Il 21 Giugno scorso a Madrid la Presidenza spagnola dell’Unione Europea, la Commissione e il Parlamento Europeo, rappresentato da Roberto Gualtieri (S&P), Elmar Brok (PPE) e Guy Verhofstadt (ALDE), hanno finalmente raggiunto l’accordo politico per la creazione del Servizio Europeo per l’Azione Esterna (SEAE).

L’istituzione di questo nuovo servizio diplomatico è prevista dal Trattato di Lisbona, entrato in vigore il 1° dicembre 2009, insieme alla nuova carica di Alto Rappresentante per gli Affari esteri, già ricoperta da Catherine Ashton, che ne sarà a capo. Il SEAE sarà composto da 1,625 funzionari: 1,114 dalla Commissione, 411 dal Consiglio e 100 nuovi posti occupati da funzionari provenienti dai 27 Stati membri. Il budget previsto per il 2010 è di 9,5 milioni di euro.

I primi accordi sono stati raggiunti lo scorso 9 giugno e hanno trattato prevalentemente del finanziamento del nuovo servizio diplomatico europeo: il Trattato di Lisbona, infatti, prevede che il SEAE sia finanziato attraverso fondi comunitari; eccezione saranno solamente le missioni militari, alle quali gli Stati membri non sono obbligati a partecipare e, quindi, a finanziare, e il fondo start-up per la prima fase delle attività del servizio diplomatico, finanziate dagli Stati membri dopo l’approvazione a maggioranza qualificata in Consiglio Europeo.

Il fatto che il Servizio Europeo per l’Azione Esterna debba dipendere dai fondi comunitari conferisce un potere di controllo decisamente rilevante al Parlamento Europeo, in quanto ad esso spetta l’approvazione del budget comunitario: per questo motivo gli Europarlamentari incaricati della negoziazione per il PE hanno acconsentito a che il SEAE abbia un proprio budget amministrativo, che rimanga, però, sotto il controllo del Parlamento Europeo. Per quanto riguarda le spese per i progetti e le operazioni da mettere in campo, invece, esse rimarranno parte del bilancio della Commissione e, di conseguenza, anch’esse saranno sottoposte all’approvazione del Parlamento.

Dopo gli accordi finali raggiunti il 21 giugno manca solo la ratifica del Parlamento Europeo, che dovrebbe aver luogo il mese prossimo. Infatti il 1° luglio i capigruppo del PE sono chiamati a decidere se abbreviare i tempi dell’approvazione, ponendola all’ordine del giorno della prossima convocazione del Parlamento, che si terrà a Strasburgo dal 5 all’8 luglio. Se si deciderà per la via breve,come auspicano i liberali e il centro sinistra, in autunno il SEAE potrà già essere operativo.

Il Servizio Europeo per l’Azione Esterna sarà sicuramente un grande passo per l’Unione Europea: sebbene dipenda dall’azione congiunta di Commissione e Consiglio e dall’approvazione del Parlamento, il che renderà il processo decisionale forse un po’ macchinoso, esso sarà lo strumento per unire gli sforzi diplomatici e il know-how dei 27 Stati membri in un unico corpo diplomatico europeo che avrà un solo portavoce, l’Alto Rappresentante Ashton. Se la speranza di molti dei sostenitori del Trattato di Lisbona era proprio quella di avere finalmente un’Unione Europea che parlasse ad una sola voce e che, quindi, arrivasse ad avere un peso politico maggiore sulla scena internazionale, allora la creazione del SEAE è un grande passo verso quell’obiettivo. Il SEAE è tanto più importante se si considera il fatto che l’Unione Europea cerca da ormai troppo tempo di avere una politica estera comune: è ora di andare avanti e di recuperare quella lungimiranza che ha caratterizzato l’azione politica dei padri fondatori, per costruire un futuro migliore per tutti.

* L’autore è membro della Gioventù Federalista Europea

 

> Fonte: Eurobull – La rivista che fa luce sull’Europa

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