O l’Europa sarà unita, oppure non conterà nulla!


di Roberta Carbone*
23 settembre 2012
Eurobull.it

Il 19 settembre scorso il Presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz è stato protagonista di un dibattito organizzato dall’Università Libera di Bruxelles e dall’Istituto di Studi Europei, insieme con due esponenti politici belgi, Didier Reynders e Paul Magnette, e due esponenti del mondo accademico, Mario Telò e Guy Haarscher. Una prima assoluta questa, in quanto per la prima volta Schulz si prestava ad un dibattito in questa università.

Motivo in più, forse, per aspettarsi una presa di posizione forte e decisa, soprattutto dopo il discorso sullo Stato dell’Unione che il Presidente della Commissione Barroso ha tenuto di fronte al Parlamento Europeo il 12 settembre scorso e che ha suscitato l’entusiasmo di tutto il Parlamento Europeo. Tuttavia quel coraggio che si credeva ormai d’obbligo, in un’Europa che continua ad arrancare in una crisi – più politica che economica – senza fine, è mancato ancora una volta.

Il discorso di Schulz si è aperto con un’affermazione forte: « L’Europe est mortellement menacée». A partire da questo assunto, il Presidente del PE ha tessuto le lodi del metodo comunitario, da recuperare in opposizione al metodo intergovernativo; questo al fine di recuperare un equilibrio tra i poteri delle diverse istituzioni europee, il cui peso sarebbe sbilanciato a favore del Consiglio Europeo. Il metodo comunitario, insomma, sarebbe quell’elemento che fa sì che in Europa non si verifichi un’imposizione del potere dei più forti sui più deboli, che ha permesso negli anni l’affermazione della pace e della democrazia in Europa. A chi sarebbe da imputare, dunque, la responsabilità di questo sbilanciamento di poteri in Unione Europea? I capi di Stato e di governo riuniti nel Consiglio Europeo sono i principali (e forse unici, a suo giudizio) responsabili: essi hanno privilegiato il metodo intergovernativo delle decisioni all’unanimità al metodo comunitario delle decisioni prese a maggioranza. Secondo il Presidente del PE, il Consiglio Europeo si sarebbe arrogato il diritto di svolgere le funzioni di governo dell’Unione Europea, mentre sarebbe «necessario un giusto compromesso tra i differenti interessi rappresentati dalle diverse istituzioni (europee)». Se, però, dobbiamo considerare il Consiglio Europeo come il governo dell’Unione, prosegue Schulz, allora dovremmo anche tracciare un resoconto del suo operato: ben pochi sono stati i successi, il che permette al Presidente di dire che un tale governo non verrebbe mai rieletto a livello nazionale.

È proprio a questo punto che ci si aspetterebbe che il Presidente del Parlamento Europeo tracciasse le dovute conclusioni: solo un’Unione Europea federale potrebbe assicurare un equilibrio tra i poteri delle istituzioni, nonché un governo europeo legittimamente eletto dai cittadini ed un Parlamento europeo con maggiori poteri, che possa proporre le giuste riforme al fine di tutelare gli equilibri economici e sociali in Europa e il diritto dei cittadini europei all’uguaglianza, anziché essere considerati di prima o di seconda classe. Ebbene, nulla di tutto ciò è scaturito dalle parole di Schulz, il quale, fondamentalmente, si è limitato a proporre una critica, spesso sarcastica, dell’operato del governo tedesco, alla guida di questa Unione Europea che non riesce ad uscire dalla crisi: un governo, quello di Angela Merkel, che rischia di rendere la Germania «troppo grande per l’Europa e troppo piccola per il mondo», che ha trascurato la dimensione sociale dell’integrazione europea e al quale, infine, può essere addebitata la responsabilità maggiore per i fallimenti europei di questi ultimi anni. Insomma, quello di Schulz sembrava più un’arringa da campagna elettorale, che il discorso di un presidente che si confronta con l’impotenza dell’istituzione che rappresenta, il Parlamento Europeo. Se, infatti, il Consiglio Europeo non è stato in grado di risolvere la crisi e ha preferito un ritorno al metodo intergovernativo, facendo numerosi passi indietro rispetto ai progressi fatti con il Trattato di Lisbona, bisogna anche considerare quale è stato il ruolo del PE in tutta questa vicenda: il PE ha delegato al Consiglio Europeo tutti i poteri, accontentandosi di rare e poco ambiziose iniziative. I nostri europarlamentari, eletti direttamente dai cittadini, avrebbero il dovere di far sentire la propria voce: mentre nei media si discute ormai apertamente sia della dissoluzione dell’eurozona che della creazione di una federazione europea, il dibattito in Parlamento è stagnante. Ci si potrebbe chiedere perché l’unica istituzione veramente rappresentativa dei cittadini dell’Unione Europea non abbia ancora preso l’iniziativa per una riforma dei trattati o, anche meglio, per dar vita ad una Costituente per l’Europa, che finalmente possa dotare quest’Unione di una Costituzione, che determini diritti e doveri di tutti i suoi cittadini e degli Stati, che metta fine alla ”dittatura” del Consiglio Europeo sulle altre istituzioni, che permetta, insomma, all’UE di diventare uno Stato federale.

Ci si sarebbe aspettati che un europarlamentare della S&D – uno dei due gruppi più importanti al PE – quale Schulz è, facesse almeno riferimento alla necessità che nelle prossime elezioni europee i partiti propongano dei candidati per la presidenza della Commissione europea, anziché lasciarne la nomina, sostanzialmente, ai governi.

Ci si sarebbe aspettati che il Presidente del Parlamento Europeo, davanti ad una platea di studenti, non si limitasse allo slogan « O l’Europa sarà unita, oppure non conterà nulla! », ma che portasse speranza, infondendo fiducia nell’unica istituzione veramente rappresentativa dei cittadini europei. I giovani europei non hanno bisogno di parole vuote, ma di poter credere che l’Europa possa offrire loro la speranza nel futuro. Tutto questo, nelle parole di Schulz, non c’era.

* L’autrice è presidente della sezione di Torino della Gioventù Federalista Europea

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