I democratici per gli Stati Uniti d’Europa


di Roberta Carbone*
30 settembre 2012
Eurobull.it

Il 28 settembre scorso, il segretario del PD Bersani è intervenuto ad un incontro organizzato dal circolo di Bruxelles del Partito Democratico, dal titolo significativo: ”I Democratici per gli Stati Uniti d’Europa”.

Una sala piena, molti giornalisti, un pezzo di Italia nella capitale dell’Unione Europea. Ciononostante, rispettando il titolo del convegno, Bersani non si è limitato alle considerazioni di carattere nazionale. Considerazioni che pure non sono mancate, come ci si poteva aspettare, in un fine settimana in cui aleggia la prospettiva di un cosiddetto ”Monti-bis”, seguito dalle relative congetture sulla reazione più o meno entusiastica dei leader dei partiti che appoggiano l’attuale governo. Le critiche a come il sistema Italia è stato gestito negli ultimi vent’anni, quindi, non sono mancate, così come non sono mancati i rimproveri al governo Berlusconi per il modo in cui è stata gestita la crisi europea fino all’arrivo del governo Monti.

Centrali, però, sono state le considerazioni riguardo l’Europa e la progettualità che queste implicano nel discorso di Bersani. Il segretario del PD ha posto prima di tutto l’attenzione sul significato del progetto di unificazione europea: nelle sue parole, l’Europa non deve essere concepita solo in quanto mercato unico o unione monetaria (tema peraltro affrontato anche dal Primo Ministro belga Elio di Rupo al congresso dei so******ti europei tenutosi oggi a Bruxelles), ma soprattutto come progetto di «civiltà». Ed è partendo da questo punto fondamentale che si snoda il discorso di Bersani: è necessario recuperare e rilanciare il progetto di unità europea che in questi anni è andato sfumando, lasciando solo un orizzonte senza ideali e senza prospettive. Bisogna recuperare la «luce» che il progetto europeo ha rappresentato e recuperare i valori che sono stati alla base di quel progetto, primo fra tutti la solidarietà.

Qui il Segretario del PD ha usato una delle sue metafore per descrivere la situazione politica in cui l’Unione Europea è venuta a trovarsi sul nascere della crisi: «L’Europa si credeva una cooperativa e si è ritrovata ad essere un condominio con le chiavi in mano a un commer******ta». Insomma, si credeva di aver creato un’Europa coesa, capace di prendere le decisioni importanti di concerto tra gli Stati membri, sempre tenendo in considerazione il valore della solidarietà e della parità tra questi, e invece ci si è ritrovati in un’Europa in cui ogni capo di Stato o di governo si recava a Bruxelles per portare avanti gli interessi del proprio Stato. È in quest’ottica, secondo il segretario del PD, che si è cercato di risolvere la crisi, ma, proprio in questo modo, la politica ha continuato ad arrancare, facendo dettare le condizioni ai mercati finanziari. Ed è proprio a questi ultimi, secondo Bersani, che gli Stati europei stanno cedendo la propria sovranità, non alle istituzioni europee, come, invece, sarebbe necessario.

Cessione della sovranità ad un prezzo, però: che i cittadini d’Europa possano partecipare, scegliere, decidere. La democrazia è la condizionalità che Bersani frappone alla delega di maggiori poteri alle istituzioni dell’UE ed è per questo che si rende necessario «aprire una fase costituente a livello europeo» a partire dall’area euro, perché «non possiamo farci paralizzare da chi non ci sta». Questo l’unico modo, secondo Bersani, per non lasciare gli strumenti democratici in mano ai partiti populisti, rimettendo il cittadino al centro dei processi decisionali. Un’utopia? No: l’ideale è la «luce», ciò che guida l’azione politica, la quale deve essere portata avanti con pragmatismo.

Un discorso ambizioso, dunque, che punta in alto, ad una Costituente per l’Europa, per rilanciare il progetto federale europeo. Finalmente, forse, la classe politica inizia a capire che gli Stati da soli non saranno in grado di uscire da questa crisi – che non è solo economica, ma soprattutto politica e sociale. Le percentuali di disoccupazione giovanile che aleggiano sul continente europeo ci fanno pensare ad un’Europa senza futuro e senza speranza. Le disuguaglianze, la disoccupazione, la scarsa partecipazione dei cittadini alla vita politica portano allo scaturire di disordini sociali e intolleranza. Quale classe politica vorrà assumersi la responsabilità di aver oscurato il futuro delle nuove generazioni? Far rivivere il sogno europeo significa far rivivere la democrazia ed i valori che hanno permesso più di 60 anni di pace sul nostro continente.



* L’autrice è presidente della sezione di Torino della Gioventù Federalista Europea

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