La Confederazione Europea dei Sindacati

La Confederazione Europea dei Sindacati : analisi un mese dopo la manifestazione del 14 novembre

di Roberta Carbone*

La CES ha dichiarato il 14 novembre scorso ”Giornata europea d’azione e di solidarietà” . Non si tratta della prima manifestazione paneuropea, ma probabilmente della mobilitazione di maggior successo degli ultimi anni.

La decisione di convocare questa manifestazione e le modalità di svolgimento dell’azione si possono trovare nella dichiarazione del Comitato esecutivo della CES, adottato in occasione della riunione del 17 ottobre 2012  : con questo documento è stato deciso di dare luogo ad una manifestazione diffusa in tutta Europa. Perciò ogni sindacato membro della CES era chiamato ad organizzare una manifestazione, sotto forme diverse, nel proprio Paese.

Per ritrovare i contenuti alla base di questa mobilitazione, bisogna fare riferimento al documento del giugno 2012 intitolato : ”Un patto sociale per l’Europa” . Con questo documento la CES presenta un piano d’azione per rispondere alla sfida che il sindacato deve affrontare in questo momento storico e che probabilmente costituisce anche una delle sfide più importanti che la CES abbia dovuto affrontare dalla sua nascita. Infatti, a partire dal 2010, gli Stati membri e le istituzioni europee stanno mettendo in atto una serie di politiche economiche restrittive, che mettono in pericolo lo stato sociale in Europa, il quale rappresenta la principale caratteristica distintiva del sistema economico europeo. È un fatto che i cittadini rappresentati dalla CES sono i più toccati da queste politiche di ”austerità”, ma anche, più in generale, dalla crisi economica in corso. Inoltre, questa crisi è europea e le soluzioni previste sono prese a livello europeo, seppur implementate a livello nazionale. Pertanto possiamo dire che la CES, la quale ha raggiunto un certo livello di autonomia e di riconoscimento istituzionale, potrebbe avere una vera possibilità di far passare le proprie rivendicazioni.

Sotto lo slogan ”No all’austerità”, diverse manifestazioni sono state organizzate in 28 Paesi europei (di cui 23 Stati membri dell’UE), su iniziativa di una cinquantina di sindacati nazionali, compresi uno dei sindacati italiani, i sindacati spagnoli, francesi e tedeschi. Uno dei primi elementi da sottolineare è la portata delle rivendicazioni sindacali: contrariamente a ciò che accadeva nelle precedenti manifestazioni della CES, dove le rivendicazioni restavano nazionali, nel caso della manifestazione del 14 novembre 2012 i sindacati nazionali hanno rivolto le proprie richieste principalmente al livello europeo, coscienti del fatto che le decisioni dei loro governi dipendono dalle decisioni prese in sede di Consiglio Europeo. Infatti in alcune città, per esempio à Bruxelles, erano presenti manifestanti da diversi Paesi europei: un’altra prova dell’europeizzazione di questa manifestazione. Diventa, quindi, interessante l’analisi dell’impatto mediatico a livello europeo di questo evento : i media – giornali, televisione, radio, internet sotto diverse forme – hanno tutti ripreso questo evento e tutti ne hanno sottolineato l’aspetto europeo.  La CES, che subisce spesso l’accusa di essere un’organizzazione sconosciuta ai più, è stata citata almeno una volta in quasi tutti i mezzi d’informazione che parlavano delle manifestazioni. Sfortunatamente, bisogna anche notare che l’interesse per le manifestazioni nazionali è scaturito prevalentemente dalle violenze che hanno avuto luogo in alcuni Paesi : questo tipo di interesse non dipende da questo evento paneuropeo in sé, quanto piuttosto dall’attenzione prestata ad ogni manifestazione che degeneri in episodi di violenza.

Un mese dopo lo svolgimento della ”Giornata europea d’azione e solidarietà” possiamo provare a tracciare un primo bilancio. Sebbene la manifestazione abbia avuto una visibilità abbastanza diffusa e nonostante le rivendicazioni fossero rivolte al livello europeo anziché nazionale, le ripercussioni dell’azione sulle decisioni europee sono state quasi nulle. I capi di Stato e di governo hanno generalmente risposto con delle affermazioni molto generiche in favore di misure di crescita economica, invece della semplice austerità : la frase che è stata ripresa maggiormente dai media è stata probabilmente quella della Cancelliera tedesca Merkel, che si è rivolta a tutti i cittadini europei, affermando che bisogna tenere conto di queste manifestazioni, ma che l’austerità resta necessaria.

Pertanto, bisognerebbe capire la causa dell’inefficacia di queste rivendicazioni sindacali. Probabilmente, la causa essenziale risiede nel fallimento della dimensione politica europea : infatti, sebbene il sindacato abbia infine europeizzato le proprie rivendicazioni, dopo una presa di coscienza dell’impossibilità di chiedere agli Stati di risolvere individualmente dei problemi continentali e mondiali, gli Stati europei non sono ancora giunti a questo stadio di consapevolezza. Le misure per combattere la crisi economica che sono state prese in questi ultimi anni sono il risultato di decisioni collegiali di cui nessuno vuole la responsabilità. In realtà, nessuna istituzione europea e nessuno Stato membro ha la piena responsabilità delle politiche di austerità che vengono messe in atto dai governi nazionali. In assenza di un centro di potere decisionale, la CES non trova alcun organismo al quale rivolgere le proprie rivendicazioni e che possa farsi carico di queste ultime. Pertanto, la domanda che ci si dovrebbe porre potrebbe essere: ”Una confederazione sindacale può fare di più senza una vera Europa politica?”. [1]

L’articolo è stato pubblicato su Eurobull.it il 17 dicembre 2012.


La Confédération Européenne des Syndicats : analyse un mois après la manifestation du 14 novembre

par Roberta Carbone*

La CES a déclaré le 14 novembre dernier « Journée européenne d’action et de solidarité » . Il ne s’agit pas de la première manifestation paneuropéenne, mais probablement de la mobilisation qui a eu le plus de succès dans les dernières années.

La décision de convoquer cette manifestation et les modalités de déroulement de l’action peuvent être retrouvés dans la déclaration adoptée par le Comité exécutif de la CES lors de la réunion du 17 octobre 2012  : avec ce document on a décidé de donner lieu à une manifestation diffusée en toute l’Europe, donc chaque syndicat membre de la CES était appelé à l’organisation d’une manifestation, sous formes diverses, dans son propre pays.

Pour retrouver les contenus à la base de cette mobilisation, il faut faire référence au document de juin 2012 avec le titre : ‘Un contrat social pour l’Europe’ . Avec ce document, la CES affirme son plan d’action pour répondre au défi auquel le syndicat doit faire face en ce moment historique et qui probablement constitue aussi l’un des enjeux les plus importants pour la CES depuis sa naissance. En effet, les États membres et les institutions européennes sont en train, à partir de 2010, d’appliquer des politiques économiques restrictives, qui mettent en péril l’état social en Europe, ce qui représente le caractère principal de distinction du système économique européen. Or, les citoyens qui sont représentés par la CES sont les plus touchés par ces politiques ‘d’austérité’, mais aussi, plus généralement, par la crise économique en cours. En plus, cette crise est européenne et les solutions visées sont prises au niveau européen, bien qu’elles soient implémentées au niveau national. Par conséquent, on peut dire que la CES, qui a atteint un certain niveau d’autonomie et de reconnaissance institutionnelle, pourrait avoir une vraie possibilité de faire passer ses revendications.

Sous le slogan de ‘Non à l’austérité’, des manifestations ont été organisées dans 28 pays européens (dont 23 États membres de l’UE), sur initiative d’une cinquantaine de syndicats nationaux, y compris l’un des syndicats italiens, les syndicats espagnols, français et allemand. L’un des premiers éléments à remarquer est la portée des revendications syndicales : contrairement à ce qui se passait au cours des précédentes manifestations de la CES, où les revendications restaient nationales, dans le cas de la manifestation du 14 novembre 2012 les syndicats nationaux ont adressé leur requêtes principalement au niveau européen, conscients que les décisions de leurs gouvernements dépendent des décisions prises dans le Conseil Européen. En effet, dans certaines villes, par exemple Bruxelles, des manifestants de plusieurs pays se sont rassemblés : un autre témoignage de l’européanisation de cette manifestation. Il est, donc, intéressant d’analyser l’impact médiatique de cet évènement au niveau européen : les médias – journaux, télévision, radio, internet sous formes diverses – ont tous repris cet évènement et tous en ont mis en relief l’aspect européen. La CES, qui subit souvent l’accusation d’être une organisation méconnue, a été nommées au moins une fois dans presque tous les moyens d’information qui parlaient des manifestations. Malheureusement, il faut aussi remarquer que l’intérêt porté aux manifestations nationales a été pour la plupart déclenché par les violences qui ont eu lieu dans certains pays : ce type d’intérêt ne dépends pas de cet évènement paneuropéen en soi, mais plutôt de l’attention dévolue à chaque manifestation qui dégénère en épisodes de violence.

Un mois après la mise en œuvre de la ‘Journée européenne d’action et de solidarité’, on peut essayer de faire un premier bilan. Bien que la manifestation ait eu une visibilité assez répandue et que les revendications aient visé le niveau européen plutôt que le national, les répercussions de l’action sur les décisions européennes ont été presque nulles. Les chefs d’État et de gouvernement ont généralement répondu avec des affirmations très génériques en faveur de mesures de croissance économique, au lieu de la simple austérité : la phrase qui a été reprise le plus dans les médias a été probablement celle prononcée par la Chancelière allemande Merkel, qui s’est adressée à tous les citoyens européens en disant qu’il faut tenir en compte ces manifestations, mais que l’austérité reste nécessaire.

Par conséquent, il faut essayer de trouver les raisons de l’inefficacité de ces revendications syndicales. Probablement, la cause essentielle réside dans l’échec de la dimension politique européenne : en effet, bien que le syndicat ait finalement européanisé ses revendications, après une prise de conscience de l’impossibilité de demander aux États de résoudre individuellement des problèmes continentaux et mondiaux, les États européens ne sont pas encore arrivés à ce stade. Les mesures pour combattre la crise économique, qui ont été prises dans ces dernières années, résultent de décisions collégiales, dont personne ne veut la responsabilité. En réalité aucune institution européenne et aucun État membre est porteur de la pleine responsabilité des politiques d’austérité qui sont mises en place par les gouvernements nationaux. En l’absence d’un centre de pouvoir décisionnel, la CES ne trouve aucun organisme auquel adresser ses revendications et qui puisse prendre en charge ces dernières. Partant, la question qu’on devrait se poser pourrait être : « Une confédération syndicale peut-elle faire plus sans une véritable Europe politique ? ». [1]

L’article a été publié sur Le Taurillon le 16 décembre 2012.


[1] Michèle MILLOT, Jean-Pol ROULLEAU, Les relations sociales en Europe, Paris, Éditions Liaisons, 2005, p. 352.


*Roberta Carbone: President of  GFE Torino (JEF Italy). TNF translation editor and member of the editorial staff of Eurobull and The Federalist Debate. Student at the Institute for European Studies in Brussels.

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